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Settimane Musicali al Teatro Olimpico

15 edizione, 2 - 15 giugno 2006
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Il flauto magico (film)

regia di I. Bergman (Svezia, 1974)

Trollflöjten

Il flauto magico (film)

Regìa e Scenegg.: Ingmar Bergman. Sogg.: dal libretto di Emmanuel Schikaneder per l’opera omonima.
Fotogr.: Sven Nykvist. Musica: W.A. Mozart, eseguita dall’Orchestra della Radio svedese diretta da Eric Ericson.
Mont.: Siv Lundgren.
Scenogr.: Enny Noremark.
Costumi: Karin Erskine.
Coreogr.: Donya Fener.
Interpr.: Ulrik Cold (Sarastro), Josef Kostlinger (il principe Tamino), Birgit Nordin (la Regina della notte), Irma Urrila (Pamina), Elisabeth Eriksson (Papagena), Hakan Hagegard (Papageno), Rognar Ufung (Monostato), Erik Saeden (Talaren).
Prod.: Sveriges Television TV2.
Orig.: Svezia, 1974.
Durata: 135 min.

Il principe Tamino viene incaricato dalla Regina della notte di salvare la figlia Pamina, prigioniera del mago Sarastro. Tamino parte accompagnato da Papageno e munito di un flauto magico. Giunto al tempio di Iside, dove vive Sarastro, Tamino scopre che il mago è un benefattore del genere umano. Sarastro conduce Tamino e Pamina, che ormai si amano. al tempio delle Prove, per essere iniziati alla felicità. Durante le prove, Papageno incontra Papagena e s’innamora di lei. La Regina della notte si prepara ad attaccare il castello di Sarastro, ma viene inghiottita da un terremoto insieme con le sue damigelle. Nel tempio del Sole, Sarastro siede sul trono di fronte a Tamino e Pamina, accolti nella confraternita di coloro che amano bellezza e sapienza.

Il flauto magico (film)

Stupefacente film-opera sulla partitura mozartiana prodotto per la televisione svedese che – pur rimanendo fedele al testo – si trasforma in una summa delle tematiche bergmaniane: il gusto dell’ignoto e dell’inesprimibile, gli intrighi della vita, lo stupore per lo spettacolo, la malinconia anche nei giochi d’amore. Un unicum non solo nella filmografia del regista, ma anche nella storia del genere, e per questo osannato sia dai critici cinematografici che da quelli musicali: il segreto della riuscita è nello straordinario equilibrio tra musica, teatro e cinema, tre arti riunite all’insegna di una rappresentazione intima, giocosa e sensuale, cosciente di essere pura creazione (alla fine di ogni scena appaiono inquadrature di giovani spettatori) e capace di fare di ogni necessità virtù. Da notare la “bergmanizzazione” del personaggio femminile: Pamina non è più una semplice principessa delle favole, ma una donna che entra nel Regno delle tenebre a testa alta e a occhi aperti, con il coraggio di affrontare la realtà e di cambiare tipico delle figure femminili raccontate dal regista svedese.

“Il Mereghetti – Dizionario dei Film”, Baldini Castoldi Dalai

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