Giovanni Battista Rigon, nella sapiente impaginazione delle Settimane
musicali al Teatro Olimpico di Vicenza, ama proporre versioni teatrali
inedite o comunque non ancora divulgate. Così presenta l'"Italiana in
Algeri", scritta da Rossini nel 1812 per il San Benedetto di Venezia, nella
versione proposta al Teatro Eretenio di Vicenza l'anno successivo. Le
varianti peraltro sono minime. In particolare figura un'aria nuova, ma molto
manierata, per la presentazione di Isabella, la protagonista, «Cimentando i
venti e l'onde», composta in sostituzione della cavatina memorabile «Cruda
sorte». Ma Rigon non ha rinunciato a questo brano celebre: così ci si è
trovati di fronte ad un superfluo duplicato drammatico.
Comunque queste sono marginali osservazioni che non incidono sulle scelte
interpretative di Rigon, che è un musicista completo di formazione
cameristica. Anche in Rossini si nota la sua conoscenza del classicismo
viennese nella profondità del fraseggio e nella disciplina formale. Eppure
il nostro interprete è ben consapevole che il "mozartiano" Rossini è
qualcosa di diverso da Mozart. Lo si nota nello stacco dei tempi molto
brillanti con punte dionisiache, come nelle sottigliezze ironiche e
burlesche. L'orchestra Filarmonia Veneta lo segue con sicurezza.
La pregevole Isabella dell'albanese Enkeljda Shkosa sfoggia una ineccepibile
tecnica di coloratura e una notevole estensione vocale. Ma presenta due
limiti: non approfondisce la grazia di un personaggio nobile e non conosce
il finto-patetico rossiniano, guardando al melodismo romantico.
Lorenzo Regazzo è il miglior Mustafà oggi reperibile. Emerge nella
straripante irruenza delle colorature e in una cantabilità costantemente in
bilico tra opera seria e opera buffa; anzi gli stilemi seri esaltano le
tensioni caricaturali, anche per la strepitosa recitazione. Il Lindoro di
Nicola Amodio possiede un timbro piacevole, ma affronta gli artifici
ornamentali con approssimazione. Magnifico il Taddeo di Andrea Zaupa per il
rigore del canto e la pienezza vocale. Completano il cast Maria Laura
Martorana, Chiara Fracasso, Luca Dall'Amico.
È sempre problematico realizzare uno spettacolo negli spazi palladiani.
Forse sarebbe preferibile pensare, in prospettiva, ad opere serie
prevalentemente sei-settecentesche - da Monteverdi a Haendel a Mozart a
Rossini - i cui soggetti riferiti all'antichità classica potrebbero
adeguarsi alle architetture tardo rinascimentali del teatro sublime. In caso
contrario è giocoforza prescindere dal monumento con azioni al proscenio,
magari pensate in senso semiscenico. Damiano Michieletto è un regista serio
e preparato. La sua idea di ricomporre la vicenda come un «puzzle»
ricorrendo per la scenografia soltanto a rossi sgabelli mobili, è
interessante. Ma il primo atto è gremito di episodi dissonanti (con costumi
di cattivo gusto) che non tengono conto della aulicità comica dell'opera. In
particolare è sacrificata la dignità scenica di Isabella, con risvolti
popolareschi e neo realistici. Lo spettacolo però cresce nel secondo atto,
là dove l'azione si semplifica con ritmo giocoso e chiarisce opportunamente
la drammaturgia.
Settimane Musicali al Teatro Olimpico - Contrà San Pietro 67, 36100 Vicenza - e-mail: info@olimpico.vicenza.it