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La compagnia di canto asseconda le intenzioni di Rigon con esemplare attenzione. Lorenzo Regazzo è un Mustafà di gran classe, stilisticamente, tecnicamente e vocalmente impeccabile, scenicamente sapiente nel delineare il ruolo del bellimbusto destinato a finire scornato. Il belcanto non ha segreti per questo basso-baritono che esalta con la precisione trascinante della coloratura tutte le sfumature della comicità. Al suo fianco, Isabella è Enkelejda Shkosa, voce corposa nella zona bassa della tessitura, con
passaggi di registro non sempre controllati al meglio (che si riflettono nell'alterna uniformità della tinta) ma pure con brillante disposizione alla coloratura in chiave di caratterizzazione scenica. Meno portato da questo punto di vista il tenore Nicola Amodio, Lindoro, che ha bella voce svettante e chiara ma non l'incisività dei particolari indispensabile per restituire il quadro nella sua brillantezza d'insieme. Preciso, vocalmente assai ben impostato Andrea Zaupa nel ruolo del buffo Taddeo, espressivo Luca
Dell'Amico, peraltro fin troppo tonante nella parte di Haly; completano il cast, con equilibrio e discreta musicalità, Maria Laura Martorana (Elvira) e Chiara Fracasso (Zulma). Il coro è la vicentina Schola San Rocco di Francesco Erle: partecipe, divertito, musicalmente duttile.
Resta da dire dello spettacolo. Portare un paradigma della comicità operistica come L'italiana in Algeri all'interno di un paradigma dell'aulicità rivolta al tragico come il teatro Olimpico è impresa impossibile se non nella logica festivaliera di un evento eccezionale, nel senso etimologico del termine. E lo è ancora di più se, con tutta evidenza, le risorse sono ridotte al minimo.
Di fronte al dilemma, il giovane regista Damiano Michieletto (che farà la regia della Gazza ladra nel prossimo agosto al efstival rossiniano di Pesaro) sceglie di astrarre lo spettacolo sia dal contesto palladiano sia dalle connotazioni spaziali e temporali della vicenda. Non c'è più turcheria, dunque, ma resta salvo il senso dei personaggi, la loro
ammiccante e grottesca tipicità (peccato che i costumi di Manuel Pedretti non siano granché indovinati, tranne forse quelli di Mustafà). Per il resto, le necessità a volte complesse del gioco scenico dettato dal libretto di Angelo Anelli vengono risolte grazie a diciotto sgabelli-tavolinetti di colore rosso variamente allineati, sovrapposti e ordinati come in una sorta di Lego, a suggerire gli spazi e determinare i movimenti in scena. Un'idea non nuova (altre volte le sedie hanno risolto problemi, all'Olimpico.) ma
condotta con garbo, senza stucchevoli insistenze e con qualche trovata piacevole come nella scena finale, in cui il "rito primo e massimo /della nostra società", cioè mangiare, viene corredato, come avviene oggi, anche da una televisione accesa, che però, beninteso, trasmette solo. comics.
Alla prima, l'altra sera, accoglienze entusiastiche con ripetuti applausi a scena aperta e ovazioni alla fine. Si replica stasera e il 5 giugno: da non perdere, se si vuole scoprire la quintessenza della comicità di Rossini.
Settimane Musicali al Teatro Olimpico - Contrà San Pietro 67, 36100 Vicenza - e-mail: info@olimpico.vicenza.it