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Settimane Musicali al Teatro Olimpico

15 edizione, 2 - 15 giugno 2006
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OPERACLICK Alessandro Cammarano, 1 giugno 2007

Vicenza, L'italiana in Algeri

01/06/2007

A pochi mesi dalla prima rappresentazione veneziana, nella primavera del 1813, l'Italiana in Algeri vide al Teatro Eretenio di Vicenza, che si accingeva a festeggiare il primo trentennio di attività, la sua prima ripresa "autografa", autografa in quanto presentava varianti sostanziali rispetto alla partitura di Venezia ad opera dello stesso Rossini. Per l'Eretenio fu scritta una nuova cavatina per l'entrata di Isabella, "Cimentando i venti e l'onde", al posto di "Cruda sorte", e la sostituzione del flauto col violoncello obbligato in "Per lui che adoro"; le due varianti sono sostanziali e se la prima non convince del tutto, in quanto appare, pur nella sua piacevolezza musicale, drammaturgicamente meno efficace di "Cruda sorte", la scelta del violoncello al posto del flauto è di incredibile fascino e di grande effetto.
La versione per Vicenza del capolavoro rossiniano ha felicemente rivisto la luce in occasione dell'inaugurazione delle "Settimane musicali al Teatro Olimpico" 2007 ad opera di una compagine di canto di assoluto rilievo, di un direttore attento, di un'orchestra e di un coro ben preparati, di un regista e di uno scenografo che hanno sfruttato con gusto l'ingrato spazio del Teatro Olimpico.
Il giovanissimo Damiano Michieletto, in collaborazione con il non meno giovane Manuel Perdetti, che firma i gradevoli costumi, ha confezionato uno spettacolo assolutamente godibile, elegante e divertente, facendo sorridere ed anche ridere, così come è d'uopo quando si abbia a che fare con l'opera buffa, ma sempre con grande attenzione a non incappare mai nella "gag" facilona od in cadute di gusto grevi. Ecco dunque un Mustafà un po' "Spaghetti-gangster", smargiasso e bonaccione ad un tempo, un'Isabella
ironica e assai decisa a far rispettare i diritti delle donne, un Taddeo più sciocco che pavido, un' Elvira pigolante, un Haly costantemente con un minaccioso palo tra le mani. Lo spettacolo è fresco, corre leggero in un contesto scenografico costituito da diciotto tavolini rossi che si compongono e ricompongono a formare diverse idee di ambiente, e da
pochissimi altri elementi di arredo; il resto è fatto dalla recitazione, che si fonde con la musica traendone spunti e motivi.
Come si accennava poco sopra l'allestimento di questa Italiana "vicentina" si giova di una compagnia di canto nel complesso omogenea e partecipe, con al suo interno alcuni elementi di assoluto rilievo.
Lorenzo Regazzo non canta Mustafà: semplicemente "è" Mustafà, e lo è con un bagaglio vocale ed un'intelligenza interpretativa che lo pongono, a nostro giudizio, alla vetta di un'ipotetica classifica degli attuali interpreti non solo di questo ruolo, ma anche di tutti gli altri del Belcanto che richiedono potenza, agilità e gusto fusi insieme. Regazzo varia in continuazione, il fraseggio è ricco, i fiati sono lunghissimi, la linea di canto sempre autorevole, l'intonazione sicura; se a questo si aggiungano
delle doti di attore assolutamente non comuni, la riuscita del personaggio non può che essere assicurata. Per lui un meritato trionfo.
Assolutamente convincente l'Isabella di Enkelejda Shkosa, sicura negli acuti e corposa nel registro grave, anche se non sempre a proprio agio nei centri.
Del mezzosoprano albanese abbiamo apprezzato soprattutto le agilità facili e l'eleganza dell'accento, nonché la dirompente presenza scenica. Meritati applausi anche per lei.
Una piacevole sorpresa è il Lindoro di Nicola Amodio, che risolve la sua non facile parte con ottima tecnica, anche se con un mezzo vocale ancora "in
fieri" per quanto attiene alla tenuta, ma che ci da grandi speranze per un prossimo futuro. Di Amodio è rimarchevole soprattutto la facilità di salita all'estremo acuto, che risulta sempre ben timbrato e mai povero di armonici e l'eleganza delle agilità.
Bene anche il vicentino Andrea Zaupa, Taddeo, a tratti ancora un po' acerbo vocalmente, si tenga tuttavia conto che è davvero assai giovane, ma di grande presenza scenica e padrone di un'ottima tecnica. Ci è davvero piaciuto.
Più che positiva la prova di Luca Dall'Amico, un Haly autoironico e dotato di una voce che si fa più interessante ad ogni ascolto.
Piacevole la Zulma di Chiara Fracasso il cui timbro tornito ha ben figurato, e sostanzialmente a posto l'Elvira di Maria Laura Martorana, che in scena strappa applausi e risate.
Giovan Battista Rigon ha offerto del capolavoro rossiniano una lettura attenta alla ricerca del particolare ma senza incappare nel rischio di divenire didascalico, o, peggio, pedante. La direzione del Maestro vicentino è piacevolmente fresca, giustamente appassionata, ricca di soluzioni dinamiche convincenti. Il suo successo è assolutamente meritato e da noi totalmente condiviso.
Ottima la prova dell'Orchestra Filarmonica Veneta "G.F. Malipiero", attentissima e precisa; da applaudire in particolare le prove della intera sezione fiati e del violoncello solista.
Molto bene il coro "Schola San Rocco", preparato da Francesco Erle.
Al termine applausi, stavolta meritati, per tutti da parte di un pubblico, una volta tanto, formato in gran parte da giovani.


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