Prima di inoltrarsi sulle vie che portano a Roma, seconda tappa del "Viaggio in Italia" iniziato lo scorso anno, le Settimane Musicali al teatro Olimpico - quest'anno un mese tondo e fitto di appuntamenti - hanno proposto un'anteprima in sinergia con il Festival Biblico.
Nell'ambito della musica da camera strumentale - in questo caso violino e pianoforte: Sonig Tchakerian e Bruno Canino - i collegamenti con le Scritture sono forzatamente mediati e più o meno "nascosti". Ma naturalmente è decisivo l'atteggiamento spirituale di ogni autore, il suo personale rapporto con l'aspetto religioso dell'arte e dell'esistenza.
Da questo punto di vista era inevitabile la presenza di Bach nel programma della serata, anche se ormai è tramontata definitivamente l'idea che questo musicista sia stato una sorta di musicale prete luterano, tutto teso a pregare nascostamente anche quando si occupava di composizioni profane. In realtà, la sua Sonata per violino BWV 1016 è una squisita vetrina di stili e di soluzioni formali tutt'altro che vicine alla meditazione religiosa, anche se la cornice è in effetti quella della cosiddetta "Sonata da chiesa", grazie alla presenza di un movimento lento iniziale.
Più interessante era piuttosto l'idea di offrire una sorta di excursus interconfessionale nel quale a fianco di Bach e di Schumann (proposto a fine concerto) hanno trovato posto l'americano di origine armena Alan Hovhannes (1911 - 2000) e lo svizzero-americano di religione ebraica Ernest Bloch (1880 - 1959), due protagonisti appartati ma notevoli della musica del XX secolo.
Hovhannes è un autore sofisticato e di forte impronta mistica. Le sue "Tre visioni di Mesrob" sono collegate alla nascita della lingua armena, per la necessità di tradurre le Sacre Scritture nei primi secoli dopo Cristo. Vi domina una scrittura molto libera e molto caratterizzata strumentalmente, moderatamente d'avanguardia e di grande forza espressiva. Il senso melodico e il virtuosismo violinistico caratterizzano invece i tre "Quadri di vita chassidica" intitolati "Baal Schem" di Bloch: qualche allusione "etnica" nell'armonia, ma soprattutto una coinvolgente tensione espressiva di franca derivazione tardo-romantica.
In questi due brani, infrequenti nelle sale da concerto, Sonig Tchakerian ha fatto brillare la propria musicalità fervida e sofisticata, in magnifico equilibrio fra le ragioni della tecnica e del pensiero, entrambe mese a fuoco con naturalissima forza comunicativa. Ecco allora la ricchezza calda del suono, il fascino del colore messo a disposizione della melodia, la precisione e la nitidezza, l'evidenza di una complessa riflessione di stile.
Non così convincente, per un certo sospetto di freddezza pur elegante, era parso il Bach iniziale, ma poi la Sonata op. 121 di Schumann ha offerto prova della magnifica maturità di questa violinista, cui il repertorio fra Romanticismo e Novecento sembra particolarmente connaturale. Le complesse architetture schumanniane - che avrebbero forse richiesto maggiore incisività anche al pur attento pianoforte di Bruno Canino - sono state rese con febbrile evidenza ma senza mai abbandonare il necessario controllo.
Grandi applausi alla fine da parte di un pubblico che non riempiva tutto l'Olimpico. Per bis, una pensosa Siciliana di Bach e il trascinante Scherzo per violino e pianoforte di Brahms.
Settimane Musicali al Teatro Olimpico - Contrà San Pietro 67, 36100 Vicenza - e-mail: info@olimpico.vicenza.it