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Settimane Musicali al Teatro Olimpico

15 edizione, 2 - 15 giugno 2006
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IL GIORNALE DI VICENZA-Eva Purelli

RASSEGNE. PER LE "SETTIMANE MUSICALI AL TEATRO OLIMPICO" UN RECITAL BRILLANTE E RAFFINATO DAVANTI A UN PUBBLICO POCO NUMEROSO MA PRODIGO DI APPLAUSI

08/06/2008

Regazzo, la voce apre orizzonti d'amorosi sensi
Del crudo amor serve al basso-baritono veneziano per cavalcare ogni sorta di artifizio timbrico. Grande presenza scenica
Mozart, Mayr, Rossini, Bianchini, Händel... un programma intenso. Bravo Romano al piano


Il basso-baritono Lorenzo Regazzo è stato il protagonista al Teatro Olimpico di un recital brillante, insolito e raffinato per le "Settimane Musicali al Teatro Olimpico" rassegna entrata nel vivo di uno dei suoi filoni portanti: quello vocale e operistico. Sul podio olimpico la sola voce di Regazzo, (accompagnato alla tastiera da Romano) ad aprirci orizzonti di 'amorosi sensi', scandagliati nelle implicazioni psicologiche, analizzati attraverso i tormenti e le pene dei palpiti, resi eterni grazie alle note di grandi geni ma anche di 'penne minori' sul pentagramma. Del crudo amor serve al musicista veneziano per cavalcare con prodezze ogni sorta di artifizio timbrico, sfoderando le sue arti di sapiente 'animale da palcoscenico': grande presenza scenica, movenze eleganti, salda tenuta vocale, armonici caldi ed avvolgenti, tecnica impeccabile.
S'inizia con la sofferenza amorosa... (Ah, delle pene d'amor son piene le battaglie e le pugne...). Come il barocco profilo di Händel : una impegnativa scena operistica, creata a Roma e che condensa nel titolo Dalla guerra amorosa, il paradigma che alla guerra si va come all'amore. Amore e pazzia sono il binomio indissolubile ed esagerato del settecentesco "Per la gloria d'adorarvi", di Bononcini, accompagnato con sonorità clavicembalistiche al pianoforte in modo puntuale e preciso.
Ancora pazzia cantata per amore nella Scena della follia di Orlando, una delle poche pagini superstiti dall'opera vivaldiana "Orlando Furioso", proposta in prima esecuzione assoluta proprio nella versione per basso che il prete rosso scrisse per il cantante e virtuoso veneziano Carli. Il lagunare Regazzo, (passati due secoli e passa) parimenti non sfigura e ci regala una chiusura della prima parte con il divino Mozart. Il pianista Romano fa precedere le due arie dal delicato Adagio kv 356/617 (in origine per l'insolito strumento dell'armonica a bicchieri) , preludio agli intimismi funesti di Amadeus. Regazzo affronta con accorta espressività dolente l'aria che il salisburghese dedica all'amico Von Jacquin, "Io ti lascio, o cara, addio"-un commiato d'amore scarno e mesto e il monito maschile sull'incostanza femminina: il recitativo e aria da Le Nozze; "aprite un po' quegli occhi..le donne son streghe che incantano, comete che brillano, rose spinose..".
Il tema dello struggimento amoroso caratterizza anche la proposta più 'leggera' e briosa della ripresa, con tre canzoni veneziane di Mayr, le tre versioni dell'aria 'Mi lagnerò tacendo' dai 'vecchi peccati parigini' di Rossini e cinque ariette gustose, fresche, ironiche e sapide di Hahn e Buzzolla. Un terreno privilegiato per il basso in cui egli si muove con eleganza, ironia, vivezza e sostenuto dal valido Romano.
Pubblico numericamente scarno ma prodigo e con calore di applausi. Tris fuoriprogramma con arie di Bianchini e Rossini.



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