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Settimane Musicali al Teatro Olimpico

15 edizione, 2 - 15 giugno 2006
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IL GIORNALE DI VICENZA - Eva Purelli

SETTIMANE MUSICALI. AL TEATRO OLIMPICO MAGIE REGALATE DA PIEMONTI, GHIDONI E BOSNA Matisse a pieni voti al "Prix de Rome"

20/06/2008

Insolito, di grande raffinatezza e tensione espressiva il concerto del Trio Matisse, composto dalla pianista Emanuela Piemonti, dal violinista Paolo Guidoni e dal violoncellista Piero Bosna, cui si sono aggiunte le parti del flauto, Massimo Mercelli e del clarinetto, Darko Brlek. Un appuntamento nel cartellone delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico espressamente riservato alla musica da camera e con un programma veramente insolito, già dal titolo: "Prix de Rome: promossi e .. bocciati".
Il tutto preceduto da un interessante approfondimento di Stefano Catucci nell'Odeo dell'Olimpico.
Ma cos'è il Prix de Rome? O meglio, cos'era, poiché venne abolito nel 1968. Un Premio francese istituito al tempo di Luigi XIV° per incoraggiare i giovani artisti di talento ad accedere all'Academia di Francia a Roma e nel 1803 esteso ai musicisti. Ogni anno, assegnato per concorso a uno studente del corso di composizione del Conservatorio di Parigi prevede, per il vincitore, un soggiorno di studio a Roma. La rigida selezione e la difficoltà estrema della competizione contribuirono a creare un clima di eccezionalità al conferimento dell'onorificenza, equivalente ad una sorta di Laurea che sanzionava lo status di vero artista. Nell'albo d'oro vinti e vincitori e storie di umiliazioni e momenti di gloria, anche se il riconoscimento più duraturo ed oggettivo delle diverse forme artistiche ed espressive è il rapportarsi con il tempo e con il gradimento del pubblico.
Al Teatro Olimpico il numeroso uditorio ha dimostrato di apprezzare con simpatia l'offerta che quasi specularmente mostrava i componimenti che vinsero la competizione di composizione e quelli che invece vennero scartati senza appelli (è il caso della Tarantella di Saint-Saens, godibilissima "tarantolata" in musica...).
Seguono il filone classico e canonico la Sonata da camera in do maggiore op.48 per flauto, violoncello e pianoforte di Piernè, che vinse il Prix nel 1882; nella Sonata reminiscenze barocche, arcaiche, un equilibrio delle parti senza forti capovolgimenti e con un equilibrio di gran tenuta.
Anche Debussy si fregiò dell'alloro di vincitore (era il 1884) con i due pezzi (il secondo diverrà la famosa Rapsodie) per clarinetto e pianoforte, in cui la tastiera di Emanuela Piemonti si è fatta trasparente e liquida e il clarinetto di Brlek era raffinato, virtuoso e musicale ad ogni battuta.
"Syrinx" del 1913 viene pensato da Debussy quale piccola musica di scena per un adattamento teatrale e il riferimento al Prélude à l'après-midi-d'un faune è palese: una efficacia di coinvolgimento sonoro che Mercelli al flauto solo restituisce con pienezza espressiva.
Anche i Due Interludi per flauto, violino e clavicembalo (unica variante qui, al concerto all'Olimpico, l'uso del pianoforte) di Ibert vincono il Prix: è il 1919 e il primo è fluido e sognante, mentre l'altro gli contralta con sonorità accese e zigane. Nella seconda parte si sono ascoltate le opere bocciate: la saltellante ed incisiva Tarantella op.6 per flauto, clarinetto e piano ed il Trio in la minore op.26 per piano, violino e violoncello di Lalo, composizione ampiamente articolata e fitta, capace di alternare momenti di sofferto lirismo ad altri di forte passionalità e solennità.
La storia le ha pure.. rifiutate dagli Albi accademici ma l'accoglimento favorevole ha dimostrato che i consensi possono nel corso degli anni mutare. Applausi di gran calore e bis di Ravel per il superlativo Trio.



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