Il cartellone delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico si avvia ormai alla conclusione e un alto momento di musica da camera si è avuto con i Solisti di Pavia diretti da Enrico Dindo, solista la violinista Sonig Tchakerian. Scorrevole e ricco di riferimenti all'italico sentire il programma che ha esordito con un freschissimo Mendelssohn, proseguendo con Corelli e Respighi.
Nel sottotitolo al Concerto Italiano Johann Sebastian Bach indica Concerto "nacht italianischem Gusto .." E di "gusto italiano" abbiamo ravvisato l'offerta musicale del Concerto al Teatro Olimpico che coincideva per l'appunto con questa particolare attitudine espressiva ma anche con l'oggettiva presenza di un gruppo italiano di eccellenza, i Solisti di Pavia, nati nel dicembre di 7 anni fa per volontà di Dindo, (allora fu presidente onorario il grande "Slava" Rostropovich). Oggi i Solisti di Pavia testimoniano come l'eccellenza nel campo artistico e creativo sia ancora un valore che tutti riconoscono alla nostra nazione, reso possibile quando vi concorrono in armonia intenti e progettazioni, risorse e capacità.
In passato, nel campo artistico in senso lato e musicale più specificamente, il richiamo all'Italia, meta quasi obbligata del "grand tour" romantico - l'esempio più noto è quello di Goethe - è sempre stato molte forte. Il giovane Mendelssohn compì il suo viaggio in Italia nel 1830, toccando le città di Venezia, Firenze, Roma e Napoli.
Bach fu tra i primi e duraturi amori di Mendelssohn e la seconda Sinfonia per archi in re maggiore che egli compose a 12 anni è estremamente barocca, d'impronta bachiana, con stilemi espliciti seppur di gran raffinatezza classica. Tre tempi che sono scivolati suonati nitidissimi dai Solisti in modo guizzante e brioso. Anche il Concerto in re minore per violino e orchestra d'archi è un'opera della prima giovinezza. Mendelssohn ha 13 anni e sfrutta espedienti canonici: un andante dal temperamento mozartiano , una cadenza solistica di effetto nel terzo tempo conclusivo, una cantabilità squisitamente italiana e già romantica. Il Concerto, pubblicato per la prima volta nel 1952 grazie alla scoperta di Yehudi Menuhin dimostra quanto Mendelssohn ebbe doti di bambino prodigio e ha messo in luce le doti di brillante interprete di Sonig Tchakerian. Arco assai sciolto, fluidità estrema, perizia tecnica, rigore interpretativo ed estrema musicalità: ed un dialogare con i Solisti di Dindo sempre teso ma di gran equilibrio. Una perla anche il suo bis: il Capriccio n. 5 di Paganini.
Nella secondsa parte, il Concerto Grosso in re maggiore op. VI n. 4° di Corelli, pubblicato postumo nel 1714 e che secondo concordi pareri musicologici non risulta composizione unitaria; omogenea invece la coesione dell'ensemble che ha trovato nel celebre violoncellista un elemento in più in organico, piuttosto che un direttore impositivo e autoritario. Finale smagliante e distensivo con le barocche armonie recuperate dal materiale sonoro del XVI secolo ad opera di quel grande musicista che fu Respighi e le sue 'Antiche danze e arie per liuto' dalla teraza Suite per soli archi.
Serata di alto livello, pubblico soddisfatto e in buon numero, molti applausi e bis con Martucci: "Momento musicale" e "Serenata" pezzi per piano trascritti per archi.
Settimane Musicali al Teatro Olimpico - Contrà San Pietro 67, 36100 Vicenza - e-mail: info@olimpico.vicenza.it