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Settimane Musicali al Teatro Olimpico

15 edizione, 2 - 15 giugno 2006
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IL GIORNALE DI VICENZA - Cesare Galla

SETTIMANE MUSICALI. UN RAFFINATO CONCERTO AL TEATRO OLIMPICO Arcane sintonie fra il violino e il violoncello

01/07/2008

Due appartati, poco noti capolavori del Novecento storico e una prima assoluta erano al centro del concerto cameristico più sofisticato di questa edizione delle Settimane Musicali, venerdì in un teatro Olimpico torrido, protagonisti due strumentisti di levatura assoluta come la violinista Sonig Tchakerian e il violoncellista Mario Brunello.
Fuori dall'epoca del basso continuo (durante la quale il rapporto era comunque improntato a una gerarchia ben diversamente connotata), violino e violoncello raramente sono stati considerati "idonei" alla dialettica cameristica della Sonata con due strumenti, non fosse che per le limitazioni di tessuto armonico rispetto alla complessità del rapporto timbrico, ben altrimenti sfruttate quando questi due strumenti sono affiancati da altri della stessa famiglia degli archi oppure dal pianoforte, o dai fiati. L'uno di fronte all'altro, l'arco acuto e quello grave delineano una rarefatta e ardua trama timbrica, innervata dall'invenzione melodica e astrattamente supportata dal gioco armonico non così ampio consentito al singolo strumento o derivante dalla sovrapposizione delle due linee.
Così, nella Sonata di Ravel composta fra 1920 e 1922 "in memoria di Claude Debussy", l'aspirazione classicista si manifesta nella purezza delle linee, peraltro spesso frante da un'insopprimibile vivezza ritmica, mentre il rapporto fra i due strumenti vive di contrasti e di complementarietà dal tratto elegante, pensieroso.
Ancora legato alla tradizione di fine Romanticismo, nella fattispecie per una particolare e intensa espressività malinconica, risulta invece il Duo op. 7 dell'ungherese Zoltan Kodály (1914), che nella prima parte della sua carriera (era nato nel 1882) in ambito cameristico, coltivò con particolare attenzione il violoncello, al quale dedicò una Sonata e un Capriccio "a solo" che sono pagine capitali nel repertorio novecentesco di questo strumento. Queste ultime composizioni sono di pochi mesi successive al Duo, che dunque potrebbe essere anche considerato una passaggio preparatorio. In realtà, entrambi gli strumenti hanno un ruolo di grande evidenza e il rapporto dei timbri è giocato con esiti fascinosi su una sorta di ampia interscambiabilità oltre che su una efficace compenetrazione, che vede le tessiture scambiarsi non di rado la posizione, riservando all'arco grave l'ambito acuto e viceversa.
È chiaro che un compositore attento e colto come Luca Mosca (è nato a Milano nel 1957) non poteva prescindere da questi due formidabili esempi nello scrivere apposta per Tchakerian e Brunello (che infatti ne sono i dedicatari) un duo per violino e violoncello intitolato "Domus Aurea" e ovviamente ispirato alle suggestioni archeologiche del recentemente restaurato palazzo di Nerone al Colle Oppio e in particolare ai suoi celebrati frammenti di affresco. Al di là dell'intenzione descrittiva, il linguaggio di Mosca sembra trovare punti di riferimento piuttosto in Kodaly, per la saporosa ricchezza timbrica, tanto da far pensare addirittura a una scrittura "alla maniera di", a una sorvegliata identificazione stilistica, tale da non far pensare che fra il Duo del compositore ungherese e la "novità" di Mosca ci sono quasi cent'anni.
Tchakerian e Brunello, lo si accennava, sono strumentisti di straordinaria statura, apparentabili nell'evidenza della sottile partecipazione emotiva al suono e al fraseggio, a partire da una impeccabile scioltezza e precisione tecnica. Questa sintonia assicura al loro far musica insieme una logica interpretativa partecipata e profonda, anche se non garantisce automaticamente la più omogenea fluidità del fraseggio e la precisione reciproca, come qualche volta si è notato specialmente in Ravel. Ma del resto, la musicalità di questi due grandi interpreti è di una tale ricchezza che il loro essere fianco a fianco sul palco comunque comunica con suono di bellezza a volte perfino lancinante la profonda comprensione delle pagine affrontate e una condivisione quasi filosofica dei presupposti interprativi: perfette trasparenze neoclassiche in Ravel, corpose meditazioni in Kodály, eleganza estroversa e un po' fatua in Mosca.
Pubblico discretamente numeroso e inevitabilmente accaldato, ma pronto ad aumentare il calore con accoglienze entusiastiche.



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