Il 17 maggio 1713 un Vivaldi trentacinquenne, già celebrato autore di musica strumentale e con alle spalle diverse composizioni vocali di carattere sacro, esordì come operista lontano - ma non troppo - dalla sua Venezia, al Teatro delle Grazie di Vicenza, con l¹ ²Ottone in villa².
Ottone in villa, come ben sintetizza Vittorio Bolcato nel succoso saggio presente nel numero unico realizzato per le Settimane Musicali al Teatro Olimpico, è un¹opera semi-buffa nella quale il filo conduttore è costituito dal travisamento; nulla è in realtà come appare, la virtù non viene ricompensata e le colpe non trovano punizione. A questo si aggiunga un gusto sottilmente perverso per l¹ambiguità sessuale: Ostilio, che fa innamorare di sé la volubilissima Cleonilla, assai incline alla promiscuità affettiva, in realtà è Tullia, innamorata di Caio Silio; l¹imperatore Ottone, più propenso a godersi la tranquillità della vita in campagna piuttosto che ad occuparsi di Roma, subisce una serie di avvenimenti che dovrebbero riguardarlo, e della soluzione dei quali sarebbe tenuto a farsi carico, fino al punto di dover perdonare tutti benedicendo le nozze di Caio Silio con Tullia e tenendosi la sua infedele Cleonilla.La struttura musicale è assai interessante ed innovativa, pur nel rispetto dei canoni dell¹epoca, soprattutto per quanto concerne l¹uso dei fiati, due flauti e due oboi, e del violino solista che spesso raddoppiano o inseguono le voci, impegnate al massimo sia nelle arie di furore che in quelle più squisitamente elegiache.
Vicenza riaccoglie il suo Ottone a quasi tre secoli dalla ³prima² e lo fa nel migliore dei modi. Il Teatro Olimpico, la cui scena fissa ideata dallo Scamozzi è un omaggio all¹architettura di Roma e soprattutto al Palladio, fa da cornice ideale ad un¹esecuzione in forma di concerto che permette al pubblico di concentrarsi sulla musica e di godere appieno delle voci.
Federico Guglielmo, concertatore al violino, opta per una lettura rigorosa ed al contempo fantasiosa, assecondato con grande sensibilità da ³L¹arte dell¹arco², ensemble piccolo nei numeri ma meravigliosamente corposo e compatto nel suono, tanto da sembrare in più di un¹occasione un solo strumento capace di dialogare a più voci con i solisti: le arcate dei violini barocchi, intonatissimi, sono scattanti nella loro ricchezza cosi come morbidamente suadenti risultano i flauti a becco e, soprattutto, i due oboi. I tempi che Guglielmo stacca hanno la capacità di tenere desti l¹attenzione e l¹interesse dell¹ascoltatore, suscitando aspettative via via nuove, unite a spunti di riflessione sulla straordinaria capacità compositiva di Vivaldi, il quale, già in questa sua prima opera dà ampia dimostrazione dei suoi talenti teatrali.
Equilibrata la compagnia di canto, chiamata ad un impegno tutt¹altro che agevole.
Maria Laura Martorana, interprete raffinata, canta una Cleonilla dai mille volti ai quali si accompagnano altrettante sfumature della voce; la Martorana dà il meglio di sé in particolare nelle arie più spiccatamente virtuosistiche, nelle quali esibisce colorature brillanti ed agilità sicure.
Convincente solo in parte l¹Ottone di Tuva Semmingsen, precisa nell¹intonazione e chiara nella dizione; la Semmingsen è in possesso di uno strumento pregevole nel registro acuto ma un po¹ vuoto in quello grave.
Condivisibile comunque il suo approccio al personaggio, che oscilla tra deliri amorosi, rimorsi per il suo disinteresse per Roma e bonaria saggezza.
Bravissimo il giovane controtenore rumeno Florin Cezar Ouatu nei panni di Caio Silio; Ouatu ha voce di un bel timbro caldo, bei centri e facilità di emissione in acuto, cui si accompagna la sicurezza nei passaggi di agilità.
Non ci è poi spiaciuta la sua timidezza in scena, che lo ha portato, a tratti, ad essere più teso del dovuto, visto il personale successo tributatogli dal pubblico.
Ci è particolarmente piaciuta la Tullia-Ostilio di Paola Bartoli, soprano di grande musicalità e dotato di un timbro dolcissimo; la sua linea di canto è impeccabile, la ricerca dell¹accento costante, il fraseggio sempre appropriato.
Meno bene il Decio di Luca Dordoli, troppo spesso in affanno in arie che ci sono apparse un po¹ sovradimensionate per la sua vocalità, soprattutto per quanto attiene alle agilità, le quali sono risultate appiattite in più di un¹occasione.
Successo pieno di pubblico all¹indirizzo di tutti gli interpreti, con particolare calore per Ouatu.
Settimane Musicali al Teatro Olimpico - Contrà San Pietro 67, 36100 Vicenza - e-mail: info@olimpico.vicenza.it