Nel cartellone delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico gli appuntamenti del "Progetto Giovani" vogliono valorizzare le risorse musicali più "verdi" dando modo anche ai talenti emergenti di mettersi in vetrina. A chiudere il cartellone del Festival nella sezione della musica da camera (curata dalla violinista Sonig Tchakerian) l'ensemble Musagète, che da alcuni anni ha eletto a propria sede Vicenza (dove è attivo come formazione "in residence" alle Gallerie di Palazzo Leone Montanari) e che si avvale della preziosa collaborazione e guida del violinista Giovanni Guglielmo, prima parte e maestro concertatore della serata conclusiva del festival, che verteva sulle figure di Nino Rota ed Ennio Morricone.
I due compositori sono noti al grande pubblico per avere firmato colonne sonore celeberrime: uno "status" che invece è limitante e fuorviante. La formazione di questi due musicisti è invece classicissima ed è la la speigazione del motivo per cui essi si sono "aperti" anche a territori compositivi meno accademici e più leggeri senza mai risultare scontati, superficiali o alla moda. Il Quintetto per flauto, oboe, viola, violoncello e arpa, scritto da Rota nel 1935 unisce un gusto morbido, italiano e sa evocare delle atmosfere bucoliche, lente, sognanti, da vera Arcadia. L'inventiva melodica è fluida ma la costruzione è canonica, come nel terzo tempo, solido negli episodi fugati risolutivi.
Grande l'affiatamento del Musagète, che si è trovato ad esibirsi nel più ristretto (ma non per questo più refrigerato...) spazio dell'Odeo, rispetto alla scena dell'Olimpico. Un ambiente che si è comunque riempito di un pubblico che con ammirevole attenzione (nonostante i fastidiosi cigolii delle sedie...) ha seguito un concerto dalle sonorità poco usuali.
Se inizialmente si sono apprezzate le armonie fra fiati ed archi, con Ennio Morricone si sono messi in luce solamente il violino di Guglielmo,la viola di Sguotti e il violoncello di Pegoraro per l'interpretazione di "Vivo", composizone del 2001 dalla forte tensione espressiva, a tratti spigolosa e ruvida. Anche in "A L.P.1928" del 1996 a parlare è il primo violino sempre teso e quasi sospeso nei riguardi del dialogato degli altri archi, anche se il disegno finale è di perizia, quasi classica.
Un affresco di grande efficacia è il poderoso Nonetto di Rota per flauto, oboe, clarinetto, corno, fagotto, violino, viola, violoncello e contrabbasso. Cinque tempi contraddistinti dalla forte ironia (si colgono i riferimenti all'Amarcord felliniano) impegnativi, vivacissimi, parodistici. Pagina di grande fascino perché mescola timbri differenti e faticosa per livelli espressivi ma risolta con proprietà e gran brio dai giovani cameristi.
Settimane Musicali al Teatro Olimpico - Contrà San Pietro 67, 36100 Vicenza - e-mail: info@olimpico.vicenza.it