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Settimane Musicali al Teatro Olimpico

15 edizione, 2 - 15 giugno 2006
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IL GIORNALE DI VICENZA - Eva Purelli

L'OPERINA DI PICCINNI AL TEATRO OLIMPICO ACCENDE L'ENTUSIASMO (PURE TROPPO) DEI POCHI MA CALOROSI SPETTATORI. Questo "Finto turco" merita veri applausi

09/06/2009

Prima esecuzione in tempi moderni della seconda opera in cartellone:
una commedia in musica in tre atti
Alle settimane musicali al Teatro Olimpico quest'anno sono ben due i momenti riservati all'opera. Come sempre occasioni particolari, con allestimenti di versioni inedite. Il debutto è avvenuto sabato 6 giugno con "Il Turco in Italia" di Gioachino Rossini (repliche l'8 e il 10 giugno) e la sera di domenica la seconda opera proposta aveva sempre a che fare...con le "turcherie", ma si cambiava autore: non più il pesarese, ma Niccolò Piccinni, nato a Bari nel 1728 e morto, come Rossini nei dintorni di Parigi, a Passy: nel 1800 lui, 68 anni dopo il musicista pesarese.
"Il finto turco", la seconda opera inserita nel cartellone, è una commedia in musica in tre atti su libretto di Antonio Palomba, e ha avuto proprio al Teatro Olimpico la prima esecuzione assoluta in tempi moderni (l'edizione critica è a cura di Bernardo Ticci). Il canovaccio è quello consueto del soggetto 'turchesco' inserito nei libretti d'opera nel Sei e Settecento, uno dei più fortunati temi dello spettacolo musicale che si nutre di esotismi, ambiguità e ruoli "en travesti" (i ruoli maschili sono interpretati da donne e... il "finto turco" è proprio in realtà una donna), con un intreccio di passioni, gelosie, ammiccamenti, che in ogni tempo alimentano le trame di qualsiasi commedia.
A ridare vita alla musica di Piccinni dopo un silenzio di oltre due secoli, "L'arte dell'arco", ensemble con direttore e maestro di concerto Federico Guglielmo. L'operina, il cui manoscritto è conservato nella Biblioteca del Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli (una vera fucina di tesori musicali anche minori del Sei-
Settecento) è singolare anche perché dall'inizio alla fine è intercalata da recitativi in lingua verace napoletana.
Espediente di facile presa se contestualizzato in termini storici dell'epoca, assai più di difficile comprensione se rapportato ai giorni nostri, cui non avrebbe difettato un ausilio visivo sottotitolato. Il dialetto napoletano cantato o recitato è però fondamentale nel tratteggiare i risvolti caratteriali e comportamentali dei vari personaggi che ruotano attorno alla vezzosa Florinda, amante di Lucio (una Marina Bartoli di carattere e spessore vocale), del finto turco, Lucio, gentiluomo (una bravissima Arianna Donadelli), di Claudio, altro gentiluomo e amante sempre della stessa Florinda, in scena in un altro ruolo "en travesti", una azzeccata Silvia Vajente.
A completare il cast Gabriella Collecchia, nella parte di Carmosina, la villanella ragazzina dispettosa, novella sposa del vignaiolo sciocco Bennardone, Matteo Ferrara, Krystian Adam, Fabrizio, fratello di Lucio e Giancola, il padre di Carmosina, interpretato da Giampiero Ruggeri. I recitativi secchi si sono alternati a quelli accompagnati, solo col continuo e le arie più importanti ricche di virtuosismi, melismi e fioriture, di giochi, allitterazioni sintattiche avevano il sostegno frizzante dell'orchestra di Guglielmo.
Musica quindi piacevole, concertati di effetto e virtuosistici ma nell'insieme spettacolo di nicchia e di notevole durata. Brillante la prova di Guglielmo e dei suoi musicisti, notevole la bravura del cast vocale, che si è esibito senza usare alcun abito di scena con allestimento in forma di concerto e quindi in forma più statica e fissa. Molti gli applausi (anche troppi alla fine di ogni scena, il che ha appesantito il tutto), poco pubblico, ma anche di stranieri. Si replica stasera alle 20.


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