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Settimane Musicali al Teatro Olimpico

15 edizione, 2 - 15 giugno 2006
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IL GIORNALE DI VICENZA - Casare Galla

IL CONCERTO CONCLUSIVO HA VISTO ALL'OLIMPICO LA FORMAZIONE CINESE DIRETTA DA YIP WING SIE CON COLLEEN LEE AL PIANOFORTE

16/06/2009

Due grandi del '900
riflettono sul passato
Ravel e Bartók con la Hong Kong Sinfonietta: ideali classicisti nutriti di affascinante modernità


Conclusione sinfonica per le settimane musicali al teatro Olimpico, quest'anno fittissime di appuntamenti. Niente Napoli, per questa serata (era il tema della conclusiva tappa del "Viaggio in Italia" compiuto a partire dal 2007), ma un bellissimo programma tutto novecentesco nel nome di Ravel e di Bartók, con il debutto vicentino della Hong Kong Sinfonietta, formazione ancora relativamente giovane (è stata fondata nel 1990, come l'Orchestra del Teatro Olimpico) ma già molto impegnata e attenta soprattutto all'ambito moderno e contemporaneo.
Il concerto ha illuminato in maniera per vari aspetti rivelatrice le aspirazioni "classiciste" di due autori peraltro profondamente inseriti nella corrente dell'innovazione come il raffinato francese e il problematico ungherese. Dopo gli ampi panneggi commemorativi barocchi del "Tombeau de Couperin" - ma quale gusto tutto novecentesco nella sprezzatura armonica e nel gioco dei timbri orchestrali! - la Sinfonietta cinese ha proposto di Ravel anche il Concerto per pianoforte in Sol.
Si tratta di un lavoro esuberante e suggestivo, finemente lavorato dal punto di vista della forma (che guarda direttamente a Mozart), trascinante nel fascino della melodia screziata di jazz e dei colori sgargianti dei due movimenti veloci, seducente nell'assorto "Adagio assai", che campeggia al centro e rievoca certe atmosfere alla Satie con tocchi di assoluta eleganza coloristica, come nell'assorto dialogo fra corno inglese e pianoforte.
Solista al pianoforte era Colleen Ka-Ling Lee, giovane interprete che ha sciorinato adamantina precisione e ben controllata, trascinante energia nel primo e nel terzo movimento, con un bel tocco percussivo, elastico e risolto in coinvolgente forza ritmica. Di notevole poesia, poi, la resa dell'Adagio, definito con essenziale quanto trasognata profondità di "canto", con definizione timbrica impeccabile, "liquida" e concentrata. Il pubblico che affollava l'Olimpico (ma non fino al tutto esaurito) ha mostrato di gradire moltissimo, salutando Colleen Lee con interminabili applausi, fino ad ottenere un fuori programma nel nome di Chopin, un Notturno dell'op. 27.
UN ARCANO BARTOK. Nella seconda parte, spazio a un grande capolavoro del XX secolo come la "Musica per archi, percussione e celesta" di Bela Bartók (1937). Si tratta di una composizione di arcana astrattezza: quattro movimenti costruiti secondo logiche di sofisticata simmetria, con lo sguardo rivolto alle tecniche contrappuntistiche degli antichi maestri (Bach e i polifonisti cinquecenteschi), ma con una sensibilità tutta moderna per i rapporti armonici e soprattutto per il gioco dei colori determinato dal confronto fra una doppia orchestra d'archi e un folto parco di strumenti a percussione, con timpani incaricati di straordinari "effetti speciali" (glissandi e tremoli), grancassa, xilofono, piatti, arpa, pianoforte e la seducente celesta dal suono misterioso quanto inquietante (non a caso Stanley Kubrick - regista "musicale" come pochi - utilizzò il terzo movimento di questa composizione nella colonna sonora del suo "The Shining").
Troppo stretta sul palco dell'Olimpico, tanto da dover rinunciare alla disposizione degli strumenti prescritta dallo stesso Bartók (che pretendeva tutte le percussioni al centro, a sottolinearne la funzione basilare), la Hong Kong Sinfonietta è comunque riuscita, sotto la bacchetta molto precisa di Yip Wing Sie, a trovare un equilibrio sonoro decisamente interessante, che non ha fatto troppo risentire dello "sparpagliamento" delle percussioni in tre punti. Merito di una pattuglia di archi decisamente coesi e precisi e di una lettura analitica e lucida ma anche molto espressiva e ben rifinita nelle dinamiche, capace di evocare con efficacia le atmosfere tutte particolari create dal compositore magiaro.
Rigore e precisione al servizio della grande musica, insomma, così come in Ravel (e specie nel Concerto) a dominare era stata una trascinante vivacità espressiva, a volta non rifinitissima in tutte le sezioni orchestrali ma comunque interessante.
Alla fine, applausi interminabili nel tentativo di strappare un fuori programma, ma la gentile Yip Wing Sie è stata irremovibile.


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