Uno dei più grandi pregi delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico è
indubbiamente quello di prestare grande attenzione alla riscoperta ed alla
riproposizione di opere spesso ingiustamente dimenticate.
"Il finto turco" è una deliziosa commedia in musica che il librettista
Antonio Palomba, sedotto come la maggior parte dei suoi contemporanei dal
"fascino turchesco", inteso come attrazione per l'elemento
esotico-orientale, scrisse per Gioacchino Cocchi nel 1753. Il medesimo
libretto, fu riutilizzato nel 1762 da Niccolò Piccinni, il quale ne trasse
un piccolo capolavoro, fatto di arie leggere, di recitativi esilaranti, di
insiemi pirotecnici, il tutto nel solco della grande scuola napoletana. Il
"turco", nell'opera di Piccinni-Palomba, è in realtà poco più di un
pretesto, infatti non è neppure il protagonista; i veri eroi della vicenda
sono i tre popolani Carmosina, contadina capricciosa, suo marito Bernardone,
più anziano di lei e sempre timoroso di essere cornificato, e Giancola,
padre di Carmosima, tirchio e ottuso. Attorno a loro, che cantano in
strettissimo dialetto, si articolano le vicende di Lucio, il finto turco,
tornato a Capua sotto mentite spoglie per rivedere Florinda, la sua promessa
sposa, che egli credette infedele a causa di una calunnia. La trama è
ingarbugliata come poche, ma al contempo è pretesto per pagine musicali di
incredibile bellezza. L'aria di Lucio nel secondo atto "Deh tacete nel mesto
pensiero" è preceduta da un sontuoso recitativo accompagnato che non
sfigurerebbe in una coeva opera seria; deliziosa anche "Poverella
abbandonata", affidata a Carmosina e che fa il verso neppure troppo
velatamente a "Sposa son disprezzata". Straordinari i battibecchi in
napoletano tra Bernardone e Giancola, i quali sembrano gli antenati di Totò
e Peppino. L'orchestrazione, grazie anche all'edizione critica ed alla
trascrizione di Bernardo Ticci, è solarmente luminosa, leggera ma mai priva
di spessore, godibile dalla prima all'ultima nota.
Resta il rammarico dell'esecuzione in forma concertante: un'opera così
meriterebbe un allestimento scenico. Federico Guglielmo, alla testa della
sua "L'arte dell'arco", crede sino in fondo all'operazione e restituisce al
pubblico un' esecuzione fresca, mai banale, variatissima, fatta di tempi
giustamente sostenuti ma al contempo capace di abbandoni lirici ove essi
siano necessari, assecondato da un'orchestra che letteralmente respira con
lui.
Molto buona la compagnia di canto, una volta tanto uniforme nel risultato.
Sugli scudi la Carmosina sciantosa di Gabriella Colecchia, napoletana
verace, la quale si distingue per totale adesione al personaggio, fluidità
di emissione, intelligenza interpretativa.
Molto bene anche Matteo Ferrara, che dà voce e corpo ad un Bernardone
burbero ma non troppo, assillato dal terrore delle corna ma sempre
innamorato della moglie. Ferrara canta bene e, per quel che consente
un'esecuzione "semiscenica" recita meglio.
Bravo Gianpiero Ruggeri, Giancola di ottima caratterizzazione, sempre
attento a non eccedere o a scivolare in un facile macchiettismo.
Languido e agitato da mille dubbi il Lucio-finto turco di Marina Bartoli, la
quale, forte di una voce di timbro ammaliante e di una tecnica ineccepibile,
rende al meglio i tormenti del suo personaggio, disimpegnandosi con
sicurezza ed eleganza nelle impervie arie che Piccinni gli riserva.
Elegante e musicalissimo il Fabrizio di Krystian Adam, fraseggiatore di
classe. Del giovane tenore polacco colpiscono la nitidezza della linea di
canto e la morbidezza degli accenti.
Brava anche Arianna Donadelli, la quale conferisce al personaggio di Claudio
una vena di velata malinconia, resa con giusta misura.
Positiva, infine, la prova di Silvia Vajente, Florinda, la quale, nonostante
qualche asprezza nel registro acuto, che talora tende a sbiancarsi, riesce a
trasmettere perfettamente tutte le ansie di amante abbandonata e poi
contesa.
Successo pienissimo tributato a solisti, direttore ed orchestra da parte
dello sparuto pubblico, in massima parte non italiano: nel nostro paese,
triste realtà, il Barocco è prodotto "di nicchia".
Settimane Musicali al Teatro Olimpico - Contrà San Pietro 67, 36100 Vicenza - e-mail: info@olimpico.vicenza.it