Fortunatamente il cast vocale, salvo qualche piccolo intoppo, s'è dimostrato all'altezza, pur senza eccellere, del compito assegnato. Prima di affrontare lo spettacolo è doveroso fare un piccolo dolente appunto; considerando l'importanza della prima esecuzione in tempi moderni di un'opera nota, presentata in una versione alternativa, sarebbe doveroso, da parte degli interpreti, il rispetto del nuovo libretto con le varianti introdotte, pur comprendendo le difficoltà insite specie per chi già aveva messo in gola la versione primigenia del Turco, ed una maggiore abilità e preparazione nell'affrontare le parti recitate.
Lorenzo Regazzo torna, per il terzo anno consecutivo, a Vicenza e, tranne qualche asperità nei passaggi d'agilità, si conferma, nei panni del turco Selim, interessante interprete rossiniano, sfoggiando timbro maturo e presenza scenica invidiabile. La spigliata italiana trova nella figura del soprano Silvia Dalla Benetta un'interprete vivace che, pur senza speciali plausi, si districa bene nelle spirali belcantistiche del complicato ruolo di Fiorilla. Don Geronio, declassato da consorte a tutore, si giova largamente delle qualità attoriali di Filippo Morace, chiamato a sostenere il ruolo in dialetto napoletano, perfetto buffo della situazione. E lodiamo pure il giovane Giulio Mastrototaro, vocalmente un po' acerbo ma promettente e scenicamente disinvolto. Il meno a fuoco del cast risulta essere Daniele Zanfardino, tenore esile benché esteso; la regione acuta è appuntita e sbianca di frequente, specie con il procedere della serata. Deboli le due zingare; il mezzosoprano Concetta D'Alessandro che dalla Rosina del Barbiere, sempre all'Olimpico lo scorso anno, è passata ora al ruolo decisamente più marginale di Zaida convincendo meno, mentre Maria Pia Molinari, nei panni di Talinda, non si fa valere. Completa la locandina il nome di Matteo Marchetta che, in qualità di Narbut, deve unicamente recitare fungendo da congiunzione tra il pubblico e la vicenda in scena. Giovanni Battista Rigon, oltre ad essere un eclettico direttore artistico che dimostra anno dopo anno i propri ampi orizzonti organizzativi e gestionali, si cimenta, anche, come concertatore del titolo operistico rossiniano portando a casa un meritato successo. Come nelle precedenti edizioni, pure in quest'occasione, dimostra predilezione per il repertorio italiano del primo Ottocento, gestendo le creazioni del pesarese con gusto non facilmente reperibile oggigiorno e dimostrando quell'innata capacità di offrire una lettura brillante e conscia della raffinata comicità rossinina.
Rinnoviamo i dubbi nei confronti dell'Orchestra di Padova e del Veneto che non asseconda gli intenti direttoriali e dimostra una volta di più di non essere adatta al repertorio operistico. Il Coro Dodecantus, preparato da Marina Malavasi, si destreggia e porta a casa un successo meritato. Il regista Francesco Michieli, con la collaborazione dell'Accademia di Belle Arti di Brera, opera con decorosità all'interno dell'intoccabile gioiellino palladiano; le caratteristiche dei singoli personaggi emergono appieno con l'andare dell'opera, ed i costumi, particolari ed impressivi, sottolineano con abile maestria i differenti piani d'azione giungendo ad isolare, nella propria situazione di deus ex machina, il poeta Prosdocimo che viene decontestualizzato ed identificato come perno e "burattinaio" della situazione. Nel secondo atto il trionfo di colori della festa da ballo viene giocato con l'uso di tappeti variopinti che, all'occorrenza, diventano le stesse vesti sgargianti; l'oggettistica minimale si inserisce nel contesto con quello stile allucinato in tono con la rossiniana "follia organizzata". Soddisfazione da parte del nutrito pubblico attratto dall'insolita novità.
Settimane Musicali al Teatro Olimpico - Contrà San Pietro 67, 36100 Vicenza - e-mail: info@olimpico.vicenza.it