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Settimane Musicali al Teatro Olimpico

15 edizione, 2 - 15 giugno 2006
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IL GIORNALE DELLA MUSICA - Francesco Bertini (2/2)

Immensa Argerich diva unica e irraggiungibile Le Settimane Musicali di Vicenza aprono celebrando Schumann

27/05/2010

Un omaggio apre questo festival ed è subito un concerto di notevole spessore. Pare che le
Settimane musicali, a differenza di molti teatri italiani, si siano ricordate un anniversario molto importante: il bicentenario della nascita di Robert Schumann.
L'Hommage à Schumann, in collaborazione con il Bologna festival e l'Accademia Filarmonica
romana, offre un ambizioso e fugace sguardo alla musica da camera del compositore tedesco; in questi casi è una fortuna quella d'avere l'appoggio di grandi artisti, divenuti con il
tempo amici della manifestazione ed ospiti diletti. Anche quest'anno, infatti, un nome entrato già nella leggenda ha concesso la propria arte al pubblico vicentino ed internazionale accorso al teatro palladiano, diciamolo, anche grazie alla sua presenza, una garanzia di successo; rompiamo gli indugi, si tratta della diva Martha Argerich, attorniata da
un gruppo di colleghi tra i quali spicca il nome di Sonig Tchakerian. Un breve appunto prima di parlare del concerto: come ogni anno il festival è arricchito, prima di ogni serata, da una conferenza introduttiva affidata a musicologi di chiara fama quali Guido Barbieri che, proprio in occasione dell'inaugurazione schumanniana, ha presentato i vari brani, soffermandosi diffusamente e con cognizione di causa sul
compositore tedesco, la vita travagliata e l'arte spesso sottovalutata. La composizione d'apertura, i Fünf Stücke im Volkston per violoncello e pianoforte op.102 (Cinque pezzi in stile popolare), è stata sostituita dai
più noti Fantasiestücke op.73 per violoncello e pianoforte, brani che vanno dall'intenso lirismo iniziale all'esplosione finale sempre più vorticosa e temibile per il solista allo strumento ad arco, nel nostro caso un compiuto Enrico Bronzi, impegnato sin dal 1990 con il Trio di Parma. Dopo qualche breve minuto d'attesa
ecco la seconda proposta, i Märchenbilder per viola e pianoforte op.113 (Illustrazioni di fiabe), quattro brani risalenti al 1851 (pubblicati però nel 1852) e tratti dal fantastico mondo delineato nei racconti di Novalis, uno dei più amati e saccheggiati autori letterari di fine settecento. La calda e suadente voce della viola, che il questo sfaccettato brano trova molti momenti di gloria, ha risentito di un'interpretazione assai sommaria
dovuta alle scarse cure di Lyda Chen Argerich, fortunatamente sorretta dalla madre. Chi, al contrario, dimostra di conoscere i segreti del proprio strumento, il violino, è Sonig Tchekarian, alla quale va anche il merito, come s'è detto, assieme al marito, di essere l'anima del festival. Alla violinista di origini armene,
trasferitasi giovanissima in Italia, è toccato l'ingrato compito di eseguire la complessa Sonata in re minore per violino e pianoforte op.121 ("Grosse Sonate"), sempre del 1851, che richiede un controllo e tecnico e espressivo degno di una grande artista. È un sonata scritta in poco più di una settimana, di getto, come si
suole dire, ricca di significati, espressi anche dalla struttura stessa del lavoro che sembra farsi portavoce dell'ultimo, triste, periodo di vita dell'autore. Tchekarian sottolinea questa tensione umana verso orizzonti sconosciuti comunicati da passaggi aspri, in contrapposizione al toccante terzo movimento, in forma di tema con variazioni, dove il canto dello strumento raggiunge, tra le mani dell'artista, un'intensità palpabile e
struggente. A suggellare la serata una composizione di ampio respiro affidata a quartetto d'archi e pianoforte, si tratta del Quintetto in mi bemolle maggiore per pianoforte e archi op.44 del 1842. Schumann ottiene, in questo lavoro, tanto la fusione degli strumenti, quanto la contrapposizione degli stessi in un
dialogo spesso serrato. Una sorta di struttura ciclica caratterizza il quintetto che riutilizza temi, precedentemente presentati, nell'ultimo movimento dando la cifra dell'unitarietà di un lavoro in grado di conciliare tastiera ed archi in una struttura chiara ma, in un certo senso, innovativa. Il quartetto degli strumenti ad arco è abbastanza a fuoco, nonostante alcune difficoltà nella coesione ed unitarietà del
gruppo.
Vi chiederete dove sia finita Martha Argerich: semplicemente ovunque. Lei, la diva della serata, è come una grande presenza su tutto e tutti; sovrintende, dalla tastiera, alla precisione di colleghi, ai quali non esita a
fornire appoggio nei momenti maggiormente scoperti. Pur tuttavia lei è una solista indiscussa, di fama internazionale, e la tendenza a soverchiare gli altri non sempre è tenuta doverosamente a bada. A parte questa constatazione, il pianismo di Martha Argerich ha quel quid che lo conferma unico, emozionante e, per certi versi, irraggiungibile; togli le mani agili della musa argentina e non troverai sostituzione di lei degna, priva l'ensemble delle sue cure e tutto perde qualsiasi senso. Anche il mirabile brano per viola e pianoforte,
per quanto problematica sia stata l'interpretazione di Lyda Chen, conserva l'estatica comunicativa al pari della sonata per violino e piano, dove l'integrazione dei due strumenti raggiunge l'acme grazie alle signore
attente e affiatate. Il clamoroso successo finale ha spinto il gruppo a concedere uno sbrigativo bis (la signora Argerich ha ultimato il concerto in uno stato d'animo visibilmente alterato a causa di un fastidioso fischio in sala, dovuto probabilmente al malfunzionamento della lieve amplificazione approntata per l'evento) dello scherzo dal Quintetto op. 44. La sala gremita, anche nei posti laterali, dove solitamente si vedono spazi vuoti, conferma l'esito positivo di iniziative in grado di proporre repertorio cameristico, poco frequentato, giovandosi di interpreti di levatura indubbia.


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Settimane Musicali al Teatro Olimpico - Contrà San Pietro 67, 36100 Vicenza - e-mail: info@olimpico.vicenza.it