Un`inusuale variante con il ruolo di Norina, normalmente assegnato a un soprano, a Vicenza affidato invece al mezzosoprano Federica Carnevale.
La prima del Don Pasquale di Gaetano Donizetti lunedì scorso al Teatro Olimpico, è da ricordare. In linea con i successi di questa XIX edizione di "Settimane musicali", la pièce ha ottenuto grandi consensi per la resa esecutiva e anche per la messa in scena di un Donizetti molto speciale nella inusuale variante con mezzosoprano, rappresentata dalla celebre Pauline Viardot la prima volta a San Pietroburgo nel 1845.
Una scelta che omaggia la mitica cantante francese giusto a un secolo dalla sua morte, poiché, per questo dramma buffo in tre atti su testo di Giovanni Ruffini, il ruolo di Norina, normalmente affidato a un soprano, è stato assegnato, come a suo tempo per la Viardot, al mezzosoprano Federica Carnevale, protagonista accanto al basso veneziano Lorenzo Regazzo, debuttante nel Don Pasquale, ma già noto ai melomani che pure in questo stesso teatro ne hanno ammirato più volte la possanza vocale e scenica. Tutti esordienti gli altri, a partire dalla vivace effervescente Carnevale, ma anche il baritono Gabriele Nani nei panni di Malatesta, in quelli di Ernesto il tenore Emanuele D'Aguanno che muove i primi passi in questa città dove prese il diploma, e il basso Yiannis Vassilakis: il notaio.
Un cast vocale che ha retto con buoni ritmi fino alla fine, suscitando frequenti applausi a scena aperta, allo stesso modo di come ha convinto il coro "Dodecantus" istruito da Marina Malavasi. Meno concordi i pareri sulla regia di Francesco Bellotto coadiuvato da Massimo Cecchetto e Serena Rocco per le scene e Carlos Tieppo per i costumi. Troppe le intrusioni mimiche e gli ingombri di scena, come le Veneri Italiche maldestramente allusive. Utili invece gli arredi volti a delineare un don Pasquale restauratore di professione devoto di Palladio come fa dedurre il ritratto che tiene spesso tra le mani. Il tutto in contrasto con gli abiti talora esageratamente casual dei giovani che per telefonino si inviano sms, architettando per il vecchio spasimante l`atroce burla.
La trama si sa è quella di un don Pasquale che vuole cacciar via di casa il nipote Ernesto perché rifiuta di sposare la attempata ma ricca zitella destinatagli dallo zio (tanto più che Ernesto ama ricambiato Norina). Vegliardo che chiede all`amico Malatesta di trovargli moglie e che si trova a sposare in finte nozze Norina sotto le mentite spoglie di una certa Sofronia che gliene fa di tutti i colori, fino a indurlo a ritornare sulle sue posizioni e a dare il suo consenso a che Ernesto convoli a nozze con lei.
Secondo l`aneddoto, la partitura che portò alla prima assoluta a Parigi nel 1843, è stata realizzata in undici giorni, ma sappiamo che già nella primavera del 1842 Donizetti lavorava all`idea, sognando di eguagliare la gloria di Rossini allora imperante. E infatti al suo apparire Don Pasquale è stato riconosciuto un
capolavoro. Opera, che si disse di carattere comico, ma con un denominatore agrodolce che lo apparenta al Falstaff verdiano.
Un aspetto non disatteso da Giovanni Battista Rigon che ha diretto l`ottima Orchestra di Padova e del Veneto con mano sicura e la veemenza di chi sa quanto valga questo compositore bergamasco. Un`arte che va considerata come il culmine della musica italiana nel suo momento di passaggio dal romanticismo del secondo Rossini, a quello appassionato che recherà i segni di Verdi.
Settimane Musicali al Teatro Olimpico - Contrà San Pietro 67, 36100 Vicenza - e-mail: info@olimpico.vicenza.it