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Settimane Musicali al Teatro Olimpico

15 edizione, 2 - 15 giugno 2006
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IL GIORNALE DI VICENZA Cesare Galla, 18 giugno 2006

Mozart e Sostakovic. Quartetti "funebri" per rifletter sulla vita.

18/06/2006

Sostakovic di fronte ai disastri della guerra, Mozart al cospetto del mistero ultimo. Benché le celebrazioni del 2006 per questi due autori siano legate agli anniversari della loro nascita e non della loro morte, le Settimane Musicali hanno scelto una conclusione "in memoriam", del resto in linea con il progetto artistico che ha voluto negli ultimi tre anni - "Aspettando Amadé" - indagare a largo raggio il più prodigioso percorso creativo nella storia della musica occidentale, concentrandosi in quest'ultima edizione della rassegna proprio sugli ultimi mesi.
Il Requiem, dunque, per il concerto conclusivo. Ma il Requiem come non lo si ascolta mai, perché un festival deve sempre stare dalla parte dell'originale e dell'inedito. Ecco allora la trascrizione per quartetto d'archi realizzata a Milano prima della metà dell'Ottocento da Peter Lichtenthal, un medico che componeva per diletto e aveva per Mozart un'ammirazione assoluta. È ovvio che si tratta di una versione semplificatoria, che deve "sistemare" nelle quattro parti degli archi una partitura che ne prevede ben di più, fra scrittura strumentale, corale, e di vocalità solistica. Ciò di cui più si sente la mancanza - oltre a certe sfumature della tinta armonica - è la particolare tavolozza timbrica del Requiem (colori velati, assorti, quasi "polverosi"), che nella trascrizione risulta inevitabilmente più generica e banale. Limpida invece la resa dell'invenzione melodica e a suo modo fascinosa l'essenzialità cameristica astratta di un'opera di per sé complessa e stratificata, anche per il fatto di essere stata messa a punto da più mani (com'è noto Mozart la lasciò incompiuta).
Frutto probabilmente più della personale devozione per il maestro che del desiderio di rendere in qualche modo eseguibile anche a livello domestico il Requiem, la traszcrizione non nasconde e anzi mette in evidenza quanto lo "scheletro" dell'ultimo lavoro mozartiano sia stilisticamente un po' datato, più vicino all'esperienza del tardo Barocco e del Rococò che a quella del Classicismo.
Ascoltarla è da questo punto utilissimo: fa capire meglio che non si deve certo cercare nella Messa da morto incompiuta - con tutte le sue commoventi leggende e le sue per troppo tempo inconfessabili meschine verità - il momento più alto del Mozart sacro. Per questa prima esecuzione in tempi moderni (o forse prima assoluta) a Vicenza le Settimane Musicali hanno messo insieme un quartetto di grande risalto strumentale, con Sonig Tchakerian e Gabrielle Shek ai violini, Massimo Piva alla viola e Mario Brunello al violoncello. Formazione estemporanea ma di straordinaria intelligenza interpretativa, sorretta da un impeccabile senso del fare musica d'insieme e nobilitata da una qualità strumentale davvero sontuosa. Il risultato è stato un'esecuzione concentrata, intima e nello stesso tempo da alta eloquenza espressiva, stilisticamente impeccabile.
Gli stessi valorosi esecutori avevano dato vita, in apertura, alla cupa riflessione di Sostakovic nel suo ottavo Quartetto (1960). È questo un vero capolavoro della modernità fuori dalle avanguardie più vistose, una meditazione lancinante sull'uomo e sulla morte che finisce per rappresentare forse la più impressionante espressione musicale del nichilismo filosofico. Non c'è consolazione, non c'è luce, non c'è speranza. Eppure non c'è nemmeno disperazione.
Il pensiero fatto musica è una linea franta, tesa, un lancinante atto di rassegnazione. Tchakerian e Shek, Piva e Brunello vi si sono immersi con totale consapevolezza e maiuscola forza espressiva, regalando al pubblico purtroppo non abbastanza numeroso dell'Olimpico un'esperienza di "ascolto esistenziale" davvero rara.


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Settimane Musicali al Teatro Olimpico - Contrà San Pietro 67, 36100 Vicenza - e-mail: info@olimpico.vicenza.it