Salta a: contenuto (1); navigazione (2).

Settimane Musicali al Teatro Olimpico

15 edizione, 2 - 15 giugno 2006
Navigazione.
Contenuto.

DIARIO DELLA SETTIMANA Elvio Giudici 16 giugno 2006

All'opera a Vicenza "Flautati" L'Olimpico rende omaggio al Mozart "magico"

16/06/2006

Ascoltare musica nel gioiello dell'Olimpico di Vicenza è esperienza di per sé fonte di gioia. Poi, l'essere musica il mozartiano Flauto magico stabilisce assonanza immediata con un'architettura dove l'equilibrio razionale inteso come conquista dell'intelletto è celebrato con analoga perfezione. Infine, la scelta testuale.
Scoperta di recente, s'ascolta infatti per la prima volta non solo la traduzione italiana (non sarebbe una novità) ma proprio l'edizione italiana, opera di Giovanni De Gamerra col quale, nel 1794 a Praga, la corte intese appropriarsi d'un lavoro molto popolare rifondendolo nell'estetica aristocratica del dramma eroicomico italiano, quindi con i dialoghi sostituiti da recitativi intonati al cembalo, che non soltanto condensano, ma mutano senso alle parole: svapora - verrebbe voglia d'imitare Luciana Littizzetto: "Contento, Eminenza?" - l'indirizzo massonico, s'attenua la comicità, sparisce tutta l'aura fiabesca che avvolge di leggerezza le cose molto serie dibattute dal testo, e che di tutti i miracoli mozartiani è il più miracoloso. Mai nella vita verrà voglia d'ascoltare il Flauto in tale versione: ma conoscerla, è stato oltremodo istruttivo.
Specie perché eseguita assai bene, nonostante le evidenti - sacrosante, ben s'intende - limitazioni imposte dall'agire in un intoccabile monumento nazionale. Marco Gandini concentra l'azione nel rettangolo prospiciente il proscenio, organizzandola quale viaggio alla conoscenza di sé sul cammino simbolico di segni grafici (che via via compongono la parola Dio), di colori (il giallo della Ragione, secondo la teoria di Goethe, sfolgorante in un grande cerchio entro cui, a braccia aperte, Sarastro nel cantare la sua aria allude all'uomo di Leonardo), di gestualità ricca d'idee (da ricordare il serpente invisibile ma che Tamino sente dentro di sé, analogamente a come il ritratto di Pamina non è il solito medaglione bensì il riflesso di se stesso scorto in uno specchio), enfatizzata dall'uso oltremodo suggestivo - in quella sala, poi! - delle luci.
In perfetta simbiosi, l'orchestra veneta Malipiero suona con incisiva, nitida, trasparente, vibratile morbidezza, nell'ambito della sapiente concertazione di Giovanni Battista Rigon: che stacca tempi elastici, di estrema logica narrativa, benissimo in sintonia col canto d'una compagnia tutta giovane. Nella quale s'ammira la fresca vocalità del Tamino di Emanuele d'Aguanno; si sobbalza un po' ma non troppo alle asperità della Regina di Diana Trivellato e alla ruvidezza acerba del Papageno di Matteo Ferrara; si guarda con fiducia alla musicalità morbida e intensa del Sarastro di Vincenzo Serra; ma soprattutto ci s'incanta alla linea vocale ferma, compatta, musicalissima della Pamina di Eleonora Cilli, che sale "aprendosi" con luminosa esultanza - qualcuno persegue ancora la tecnica, vivaddìo - e che fraseggia con personalità frutto di carisma innato: se (più importante di tutto) c'è anche la testa, ne sentiremo parlare a breve.


« Torna all'indice

Settimane Musicali al Teatro Olimpico - Contrà San Pietro 67, 36100 Vicenza - e-mail: info@olimpico.vicenza.it