Inconsueta scelta, quella di un Flauto magico in italiano (anche se Livorno l'ha già dato pochi anni fa) con cui Vicenza ha celebrato al Teatro Olimpico la ricorrenza mozartiana: non solo una traduzione, quella firmata nel 1794 da Giovanni De Gamerra, ma un vero e proprio rifacimento, con tanto di recitativi secchi cantati, che tende ad assimilare il capolavoro tedesco di Mozart alle altre sue sue opere italiane.
Forse così è più facile leggere, come ha voluto il regista Marco Gandini, i personaggi della fiaba come normali tipi umani, e vestirli con gli abiti del quotidiano (Tamino in un completo di Lino, Pamina con gonna scozzese e scarponi), ma in questo trasferimento si rinuncia decisamente all'elemento fiabesco del racconto e, soprattutto, va perduto il respiro religioso degli episodi connessi a Sarastro e, in genere, al significato iniziatico che - occorre ridirlo? - è lo zoccolo duro della Zauberflote. Dapprima un giovanissimo Sarastro si è presentato come un arciduca austriaco; ma poi, nella scena del tempio, torna ad essere un normale ragazzo che addirittura si colloca a torso nudo all'interno di un cerchio-simbolo solare,di fronte a un gruppo di "sacerdoti", vestiti con gli abiti buoni di casa e fasce a tracolla, distesi per terra in adorazione. Davvero, la chiave di lettura (esoterica o realistica?) riesce poco comprensibile.
E poi, agire questa fantastica storia senza alcun impianto scenico (solo un cartone dipinto disteso per terra: forse il drago?), senza utilizzare in alcun modo il meraviglioso palcoscenico classicheggiante del Palladio, sembra un'autentica castrazione. Effetto delle ristrettezze economiche del momento?
Peccato, perché sul piano musicale l'esecuzione era molto apprezzabile, pur essendo affidata a giovanissimi, in qualche caso al loro debutto, in seguito ad audizioni: dove si dimostra che si può far bene anche senza ricorrere ad artisti senza patrons. Applauditissima la svettante Regina della Notte di Diana Trivellato; nobile e solenne, anche se un po' chiaro, il giovanissimo Sarastro di Vincenzo Serra; divertente Matteo Ferrara come Papageno; della Pamina di Eleonora Cilli ci sembra di poter dire che ha uno spessore e un bel colore vocale adatto a ruoli più sbalzati e moderni; vocalmente a posto, anche se non grande personaggio, Emanuele d'Aguanno (Tamino).
Giovanni Battista Rigon ha diretto con grande sicurezza (tutto a memoria), anche se non possiamo condividere il suo rifiuto a valorizzare il respiro mistico e meditativo di tutte le parti connesse a Sarastro e ai suoi sacerdoti, che sono risultate tese e affrettate. Di qualità la prestazione della Filarmonica Veneta "G.F.Malipero" (anche in questo caso, non c'è bisogno di quelle degli enti stabili) e del coro.
Successo vivissimo.
Settimane Musicali al Teatro Olimpico - Contrà San Pietro 67, 36100 Vicenza - e-mail: info@olimpico.vicenza.it